Per Gianni Arosio si possono definire invenzioni tutte quelle soluzioni tecniche e ingegneristiche che fino a quel momento sembravano impossibili da ottenere. “È l’insieme di queste, nella loro sintesi, a dare origine a una soluzione creativa. Per giungere a un risultato innovativo, l’istinto creativo deve essere filtrato dalla riflessione razionale”. Creatività a due dimensioni quella di Gianni Arosio, basata sia sull’istinto sia sulla razionalità. Lui stesso sostiene che il suo lavoro nasce da un moto artistico, da una necessità istintiva il cui approdo è sempre un’opera ottenuta grazie ad un eccezionale capacità ingegneristica. “L’impulso creativo è privo di regole – spiega – si genera sempre da una necessità innata di ricerca del bello e della forma più seducente che devono poi essere tradotte nella realtà attraverso una sapiente capacità realizzativa”.

“La scultura, come molte altre arti, agisce sul piano ancestrale e inconscio della sensibilità di un individuo. Si crea nella totale libertà di gesto, senza progetto. In teoria una scultura non è mai finita perchè il bello non ha fine, è destinata a potersi sempre migliorare. Per questo, dal mio punto di vista, ogni scultura, è da considerarsi un’incompiuta. Tutto ciò anche se “il bello” in termini assoluti non esiste, in quanto relativo al giudizio personale di ognuno. Anche nelle “arti applicate” il bello è un concetto in continua evoluzione ma, un tavolo, una libreria, un prodotto per la casa, devono svolgere la funzione per cui sono stati creati. Il fatto che questi oggetti debbano essere utili impone un’inevitabile compromesso con l’impulso artistico. E’ sempre una sofferenza limitare l’arte per il mercato anche se è sempre una gioia creare un prodotto partendo da una necessità artistica. Mi accorgo di essere nella direzione sbagliata solo quando provo troppa fatica nel realizzare un pezzo. Ed è a quel punto che interrompo, per poi ricominciare. Mi accorgo del mio lato egocentrico quando mi si palesa la consapevolezza che i miei mobili li avrei potuti realizzare solo io, perchè certe soluzioni ingegneristiche per lavorare il legno le ho messe a punto io stesso solo dopo anni di ricerca ed esperienza sul campo. Il mio lavoro è fatto di sfide quotidiane, di obiettivi creativi anche molto lontani dalle mie capacità realizzative. Il mio lavoro si rivolge ad un pubblico sensibile al bello, incline a uno sguardo artistico sul mondo. L’arte, così come il bello, non possono e non devono essere raccontati, devono solo essere messi in opera. È l’oggetto che deve parlare. Solo il tempo è infine il giudice supremo della qualità di un’opera così come di un buon manufatto. Il rinascimento insegna”.